La tua Vita è anche la mia

 Stiamo vivendo giorni difficili, che mettono alla prova i nostri stili di vita, le consuetudini e i gesti con i quale esprimiamo e viviamo abitualmente la fede. Davvero questo tempo di quaresima ha assunto in modo drammatico il suo carattere penitenziale, obbligandoci a un nuovo rapporto con le persone, l’uso tempo personale, il silenzio, la solidarietà e la responsabilità. Siamo chiamati non solo ad accettare una realtà che ci obbliga e costringe a camminare per sentieri stretti ma anche ad accoglierla, trovando in essa motivi di riflessione e di rinnovamento. Ci vien innanzi tutto chiesto di vivere l’empatia verso la fragilità, la nostra e quella degli altri. Siamo chiamati non solo a pensare a noi, ma a pensare alle altre persone ed agire in vista del bene del prossimo che poi diventa il nostro bene. Ecco perché è importante collaborare, assumere scelte comunitarie consapevoli, senza pensare di “fare da soli”. Emerge una verità che forse era prima solo intuita ma oggi è evidenza: la vita è mia ma non dipende da me. Infatti, basta poco, un virus invisibile, anche se dal nome regale, che ci costringe a ricordare la nostra fragilità e creaturalità. Siamo chiamati a scegliere tra alimentare la paura oppure a farci coinvolgere e sentirci responsabili di uno sforzo comune per i bene di tutti. Scopriamo forse proprio in questi giorni la bellezza di una vita che possiamo donare agli altri, piuttosto che tenerla solo per noi. Ecco allora che propongo a ciascuno di voi di vivere questo tempo in cui si è costretti forse a stare in casa, come un recupero della propria interiorità, del tempo dato a sé stessi, al silenzio che ci rigenera interiormente.

Ci farebbe bene spegnere ogni tanto il cellulare e il televisore che ci inondano continuamente con notizie ripetute infinite volte, per riappropriarci di una sana solitudine.

Attraverso questo tempo di prova siamo chiamati a ricostruire la fiducia verso gli altri. Verso gli scienziati, i medici, gli infermieri, tutti coloro che si spendono e rischiano per restituire salute e serenità; verso coloro che amministrano la vita pubblica ma anche verso le persone che incontriamo e a cui dobbiamo offrire la nostra responsabilità e chiedere la loro. Le chiese aperte ma senza la celebrazione eucaristica o l’assenza delle liturgie tipiche del tempo di Quaresima certo possono darci un senso di tristezza, ma anche stimolarci a ritornare a quel rapporto personale, intimo con il Signore. Non sprechiamo questo tempo, valorizzando quanto ci veniva così spesso offerto con abbondanza e gratuità e che forse non sempre abbiamo apprezzato. L’assenza spesso ci aiuta a capire meglio la presenza. Il digiuno eucaristico a cui siamo forzatamente obbligati ci aiuta a capire la grandezza, la bellezza e il dono che il Signore fa di sé stesso nella Eucaristia. Coraggio! Questo tempo di prova ci aiuterà a ritornare con più gioia e desiderio di incontro, proprio come coloro che dopo un tempo passato nella oscurità si rallegrano di più nel vedere e lasciarsi scaldare dalla luce de sole. 

 
 + Roberto, vescovo