L'arcivescovo Roberto ha ricevuto l'imposizione del Pallio

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L'arcivescovo Roberto ha ricevuto l'imposizione del Pallio

Mar, 10/29/2019 - 10:47
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Domenica 27 ottobre 2019,  alle 17.30 nella Cattedrale di Oristano, S.E. Rev.ma Mons. Roberto Carboni ha ricevevuto l’imposizione del pallio. A compiere il solenne gesto  il Nunzio Apostolico in Italia S.E. Rev.ma Mons. Emil Paul Tscherrig, che ha imposto il pallio al vescovo Roberto a nome del Santo Padre, Papa Francesco, quale segno di speciale vincolo di comunione con il Successore di Pietro e della responsabilità pastorale degli Arcivescovi Metropoliti. Numerosi i sacerdoti della nostra diocesi di Ales-Terralba presenti alla celebrazione Eucaristica, che ha visto la partecipazione dei vescovi Mons. Corrado Melis, Mons. Giovanni Dettori e Mons. Paolo Atzei.  

Il Pallio episcopale a mons. Roberto Carboni

 

 

Il Pallio episcopale, che domenica 27 ottobre verrà imposto a mons. Roberto Carboni, è un paramento liturgico che esprime una molteplicità di significati e il cui utilizzo, nella tradizione cattolica, è molto antico, anche se non sappiamo con esattezza quando questo è stato introdotto ufficialmente. Esso deriva dal latino Pallium che significa letteralmente Mantello (di lana) che originariamente era indossato dai filosofi, ma che ritroviamo nell’arte paleocristiana come attributo specifico delle rappresentazioni del Signore Gesù e degli Apostoli. Le prime notizie circa il suo utilizzo le reperiamo da un Liber Pontificalis di Papa Marco (sec. IV), il quale concede il Pallio al vescovo di Ostia che era uno dei consacratori del Romano Pontefice. Tuttavia questa notizia, anche se convenzionalmente usata per riferire l’antichità dell’uso del Pallio, è insufficiente, poiché esiste un testo precedente di Tertulliano che ne parla. Costui, infatti, scrive un trattato intitolato De Pallio la cui datazione non va oltre il 220. L’antichità di questo uso, si evince anche dalle immagini che si trovano a San Vitale in Ravenna, le quali testimoniano come la foggia del Pallio sia mutata nel corso dei secoli fino a raggiungere quella attuale. Inizialmente l’uso del Pallio era riservato esclusivamente al Papa e, ancor oggi, è tipico delle sue insegne pontificali. Solo successivamente ne viene esteso l’utilizzo ad alcuni Vescovi e specialmente agli Arcivescovi Metropoliti come segno di giurisdizione su una particolare Regione Ecclesiastica e di comunione col Vicario di Cristo. Esso, però, non rappresenta semplicemente un “segno di potere temporale” ma, come ogni paramento liturgico, ha un valore prettamente simbolico. Questo, infatti, è un forte richiamo metaforico all’Agnello crocifisso e rappresenta la pecora che il Buon Pastore porta sulle spalle e della quale si prende cura.

Benedetto XVI nell’Omelia dell’inizio del suo pontificato evidenzia tale simbologia: “La lana d’agnello intende rappresentare la pecorella perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita. […] Il Pallio – aggiunge Papa Ratzinger - dice innanzitutto che tutti noi siamo portati da Cristo. Ma allo stesso tempo ci invita a portarci l’un l’altro. Così il Pallio diventa il simbolo della missione del pastore”.

L’Ufficio Liturgico delle celebrazioni papali scrive che: “Il pallio degli arcivescovi metropoliti, nella sua forma presente, è una stretta fascia di stoffa, di circa cinque centimetri, tessuta in lana bianca, incurvata al centro così da poterlo appoggiare alle spalle sopra la pianeta o casula e con due lembi neri pendenti davanti e dietro, così che – visto sia davanti che dietro – il paramento ricordi la lettera “Y”. È decorato con sei croci nere di seta, una su ogni coda e quattro sull’incurvatura, ed è guarnito, davanti e dietro, con tre spille d’oro e gioielli (acicula). La differente forma del pallio papale rispetto a quello dei metropoliti mette in risalto la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata”.

La tessitura dei Palli è affidata alle suore di Santa Cecilia in Trastevere e la lana utilizzata proviene dagli agnelli allevati nel convento di San Lorenzo in Panisperna. Questi vengono benedetti annualmente il 21 gennaio, festa di Sant’Agnese, nella cui iconografia è presente un agnello come richiamo al nome (Agnes) della martire romana. Gli agnellini sono poi offerti al Papa dai Canonici Regolari Lateranensi. I Palli sono custoditi in una cassa d’argento dorato collocata sotto l’Altare della Confessione, presso la tomba di San Pietro, da cui vengono prelevati per essere imposti agli Arcivescovi Metropoliti. Altamente evocativa, oltre che suggestiva, è la simbologia racchiusa in questi riti plurisecolari.

Lo scorso 29 giugno, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha consegnato il Pallio ai nuovi Arcivescovi, tra i quali mons. Roberto Carboni. La diocesi di Ales partecipa alla gioia dell’Arcivescovo Arborense non solo perché egli mantiene il titolo di Amministratore Apostolico della nostra Chiesa Locale, ma anche perché questa, essendo suffraganea di Oristano, appartiene alla sua Giurisdizione Ecclesiastica.

Ricorda Benedetto XVI che: “La santa inquietudine di Cristo deve animare il pastore”. L’augurio, affettuoso e sincero, che rivolgiamo all’Arcivescovo Carboni è di poter realizzare nel suo apostolato questa “santa inquietudine”. Il Pallio di cui verrà insignito nel Duomo di Oristano dal Nunzio Apostolico in Italia mons. Emil Paul Tscherrig sia segno di tale responsabilità pastorale. A Padre Roberto rinnoviamo la nostra filiale obbedienza con la garanzia della nostra preghiera. Auguri, Eccellenza.

Don Roberto Lai